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ORVIETO

ORVIETO, SIMBIOSI TRA NATURA E OPERE UMANE

ORVIETO, SIMBIOSI TRA NATURA E OPERE UMANE - VOLENDO VIAGGI

Orvieto vive in simbiosi con la rupe di tufo su cui è costruita ed è un notevolissimo esempio d’integrazione tra ambiente naturale e opera dell'uomo. Visitare Orvieto è come ripercorrere la storia. Qui le pietre parlano e raccontano; qui si ritrovano, stratificati e concentrati, i segni del passato, dalla preistoria ad oggi. Al visitatore, un percorso ideale è evocato e suggerito dalle due statue di Bonifacio VIII poste sulle porte estreme della città: Porta Soliana, da cui il Papa entrò, e Porta Maggiore, da cui usci. Oggi l’accesso alla città avviene con la moderna funicolare, l’ascensore, e le prossime scale mobili, che testimoniano la vocazione pedonale di un centro storico che si vuole mantenere a misura d'uomo. Orvieto ha tanti volti: è città etrusca, è città medievale, è città moderna. I resti del Tempio del Belvedere sono quelli che più si avvicinano al canone del tempio tuscanico, tramandato da Vitruvio. Il podio, in grossi blocchi di tufo di un altro edificio, è stato rinvenuto sotto il Palazzo del Capitano del Popolo. La base dell'altare di San Lorenzo è un'ara circolare etrusca. Il Pozzo della Cava, geniale opera idraulica, è di origine etrusca. Orvieto conserva nei musei importanti reperti etruschi rinvenuti in città e nel territorio. Le Necropoli di Cannicella e del Crocefisso del Tufo, sotto la rupe orvietana, completano l'immagine dell'ultima città etrusca distrutta da Roma. Intorno al Mille si formò il nuovo centro urbano, che nel XIII e XIV secolo ebbe la massima espansione, con un’originale struttura urbanistica, rimasta pressoché inalterata nel tempo. Gli edifici pubblici più rappresentativi trovano spazio nel sistema urbano, affiancandosi alle chiese più antiche, ai conventi di San Domenico, San Francesco, Sant'Agostino e Santa Maria dei Servi, al complesso dei Palazzi Papali, e ai palazzi privati con le loro torri gentilizie. Il Finimondo che il Signorelli affrescò nella Cappella della Madonna di San Brizio in Duomo, segnò la fine di un'epoca, quella medievale, e l'inizio dell'era moderna. Non a caso, uno dei personaggi della scena dell'anticristo è Cristoforo Colombo. In tutto il Cinquecento la città si rinnova e sul vecchio tessuto medievale nascono nuovi palazzi e chiese progettati da architetti famosi; nella seconda metà del secolo domina la figura dell'architetto orvietano Ippolito Scalza, che più di tutti contribuì a trasformare il volto della città. Un analogo rinnovamento urbano si verifica ancora nell'Ottocento, per opera d’altri architetti, come Giuseppe Valadier e Virginio Vespignani, che abbellirono la città di nuovi edifici pubblici e privati di stile neoclassico. Così, percorrendo le strette vie medievali di Orvieto, si scoprono continuamente facciate classiche ed eleganti architetture di epoche diverse, che misurano la storia di una città unica. Orvieto si rinnova, ma, istintivamente, coltiva la sua bellezza e riesce a conservare il fascino antico.

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